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DARIO LO SCALZO

Freelance Video Journalist

Home: Benvenuti

MINI BIOGRAFIA / BIOGRAPHY

Giornalista e videomaker freelance. Ho un background professionale nel mondo bancario, del microcredito e dell'organizzazione aziendale e da anni mi occupo principalmente di Diritti Umani e Nonviolenza. Mi dedico principalmente al video giornalismo sociale. Come video giornalista ho diverse altre interazioni professionali con testate giornalistiche e media, ma anche con istituzioni e con associazioni e organizzazioni impegnate su tematiche sociali. Faccio parte della redazione italiana dell'Agenzia di Stampa internazionale per la Pace e la Nonviolenza Pressenza. Sono video giornalista freelance per la Radiotelevisione svizzera (RSI e TVS).

Freelance journalist and videomaker. I have a professional background in banking, microcredit and business organisation and have been working for years on Human Rights and Nonviolence. I am mainly dedicated to social video journalism. As a video journalist I have several other professional interactions with newspapers and media, but also with institutions and with associations and organisations involved in social issues. I am part of the Italian editorial staff of the International Press Agency for Peace and Nonviolence Pressenza. I am a freelance video journalist at Radiotelevisione svizzera (RSI and TVS).

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IL MIO VIDEO GIORNALISMO/
MY VIDEO JOURNALISM

La mia formazione e il mio impegno, prima come uomo e poi come giornalista, mi hanno spinto a dedicarmi principalmente al video giornalismo sociale. Negli anni ho sviluppato una video produzione fatta di storytelling, di storie di vita particolari, di storie poco conosciute, di narrazioni che raccontano un mondo diverso da quello dei media mainstream. Un mondo fatto di umanità, di solidarietà e di amore. Un approccio giornalistico volto a trasmettere dei messaggi positivi e non distruttivi e quindi volto a "illuminare" l'oscurità, troppo spesso veicolata dal giornalismo tradizionale. La creatività e la curiosità mi hanno inoltre consentito di esprimermi in tante altre modalità. Così, per testate giornalistiche, media, istituzioni, organizzazioni aziendali, associazioni produco video-spot, video-notizie, video interviste e anche video di stampo giornalistico sull'attualità, video di coperture di eventi (manifestazioni, flashmob, workshop, seminari, convegni, ecc.).

My background and commitment, first as a man and then as a journalist, have led me to develop mainly social video journalism. Over the years I have thus developed a video production mainly made of storytelling, of particular life stories, little known stories, narratives that tell a different world from the one told by the mainstream media. A world made of humanity, solidarity and love. A journalistic approach aimed at conveying positive and non-destructive messages and therefore aimed at 'illuminating' the darkness, too often conveyed by traditional journalism. Creativity and curiosity have also allowed me to express myself in many other ways. Thus, for online newspapers, media, institutions, corporate organisations and associations, I produce video spots, video news, video interviews and also journalistic videos on current affairs, videos covering events (events, flashmobs, workshops, seminars, conventions, etc.).

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A Pisa la prima cattedra al mondo in Comunità energetiche sostenibili
06:01
tvsvizzera

A Pisa la prima cattedra al mondo in Comunità energetiche sostenibili

Le comunità energetiche sostenibili potrebbero rappresentare una soluzione per fronteggiare la crisi climatica ed energetica. All'Università di Pisa è possibile seguire corsi su questa tematica. Una prima mondiale. La scorsa estate è stata istituita presso l’Università di Pisa la prima cattedra al mondo in Comunità energetiche sostenibili. L’ingegnere elettronico ed ex prorettore dell’ateneo Marco Raugi è il titolare della cattedra nonché il primo docente a tenere master e corsi in questo ambito. L’iniziativa rientra nella strategia dell’UNESCO che da diversi anni ha avviato una rete di eccellenza costituita da enti e istituti che fanno ricerca su vari temi d’impatto sociale. Le Comunità energetiche sono delle associazioni di soggetti, come privati cittadini, piccole e medie imprese e pubblica amministrazione, che si mettono insieme per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. In un contesto di crisi climatica ed energetica come quello odierno, il corso universitario assume un’importanza rilevante. Il mondo universitario mette a disposizione le competenze acquisite per proporsi come uno dei propulsori del cambiamento e come un vero e proprio "agevolatore" e "consulente" dei soggetti interessati al fine di accelerare il proliferare delle Comunità energetiche. Oggi più che mai occorre velocizzare il processo di sviluppo delle fonti rinnovabili sia a livello mondiale sia sul territorio italiano. In Italia si stima che se si avesse una diffusione della comunità energetiche in piccoli e grandi Comuni, coinvolgendo la popolazione, negozi e piccole-medie imprese, si riuscirebbe a tagliare del 20-30% il consumo di elettricità prodotta attualmente da fonti fossili. Oltre agli evidenti vantaggi per la sostenibilità e l’ambiente, le Comunità energetiche sostenibili potrebbero avere significativi implicazioni economiche. Da un lato, possono contribuire a una certa indipendenza dai tradizionali fornitori di energia e dall’altro potrebbero generare forti riduzioni di costi finanziari sia a livello di nazione sia direttamente per i consumatori privati. Non è trascurabile neppure il fine sociale delle Comunità energetiche la cui crescita e diffusione permetterebbe infine di creare consapevole e coinvolgimenti del cittadino e altresì di lottare la povertà energetica. Se nel resto del Continente europeo si contano una decina di migliaia di Comunità energetiche, con una forte concentrazione in Germania, in Italia il processo di diffusione è rallentato dalla burocrazia e da decreti attuativi di direttive europee che fanno fatica a trovare luce. Attualmente in Italia si stimano una trentina di Comunità operative sorte sui fondamenti delle normative precedenti e concentrate quasi esclusivamente nel nord del paese.
Maam, il primo museo abitato al mondo
05:22
tvsvizzera

Maam, il primo museo abitato al mondo

A Roma da oltre dieci anni in un ex salumificio abbandonato sorge il primo museo abitato al mondo. Un luogo unico, candidato a entrare a far parte del Patrimonio immateriale dell'Unesco. Quella del Maam, il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz città meticcia, è senza dubbio una di quelle storie che incuriosisce e affascina. Una storia unica che inizia quando negli anni ’80, nella periferia est di Roma, il salumificio Fiorucci viene dismesso per poi passare sotto la proprietà del costruttore Salini. Dopo anni di disuso, nel marzo del 2009 l’ex fabbrica venne occupata da centinaia di persone in condizione di emergenza abitativa. Con il supporto del movimento Blocchi Precari Metropolitani un gruppo di famiglie italiane e straniere decise di entrare all’interno della struttura abbandonata rivendicando il diritto all’abitare. Una sessantina di nuclei familiari provenienti dai quattro continenti fanno nascere Metropoliz_città meticcia. Ma non finisce qui. Nel 2011, due antropologi e filmaker, Giorgio de Finis e Fabrizio Boni, varcano il cancello di Metropoliz, parlano con i loro abitanti e propongono un progetto artistico senza eguali: costruire un razzo per atterrare sulla Luna, l’Altrove di nessuno, il mondo della solidarietà. Al progetto partecipano filosofi, scienziati, artisti e gli stessi abitanti di Metropoliz e il suo l’epilogo è la realizzazione di un film "Space Metropoliz", tuttora simbolo della citta meticcia. La prosecuzione naturale di quella iniziativa è la costituzione del museo dell’Altro e dell’Altrove Maam nel 2012. Il cantiere cinematografo si trasforma in spazio artistico aperto a tutti e si arricchisce di arte e bellezza. Oggi, questo museo d’arte contemporanea accoglie oltre 600 opere realizzate gratuitamente da 400 artisti da tutto il mondo. Un’ex-salumificio diviene città che a sua volta diviene il primo museo abitato al mondo. La vita quotidiana dei suoi abitanti si fonde e si confonde con l’arte, con delle opere d’arte che si mischiano agli spazi occupati. Metropoliz e Maam diventano il simbolo dell’integrazione, dell’inclusione e della possibilità di coesistenza in mondi differenti. Dietro il fascino di questa storia unica c’è però la minaccia dello sgombero. Nel 2018, dall’occupazione abusiva dello stabile di via Prenestina 913, con la sua azione legale, il gruppo imprenditoriale Salini ha ottenuto un risarcimento record di poco meno di 28 milioni di euro e Metropoliz è finita in cima alla lista degli immobili da sgomberare della Prefettura. Il clima di minaccia e tensione non ha scoraggiato il Maam che lo scorso marzo ha presentato la documentazione alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco per candidare il primo e unico museo abitato al mondo a patrimonio immateriale dell’umanità.
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